a1 - TTIP Cavallo di TroiaIl TTIP è un accordo che avrebbe come obiettivo “l’aumento del flusso commerciale e di investimenti fra l’UE e gli USA” tramite “l’eliminazione dei dazi e di altre limitazione al commercio dei beni”. Si certo, belle parole.

A Bologna il 9 Novembre 2014 Monia Benini, invitata dal gruppo RIP Bologna – Romagna, ci dà la possibilità di saperne di più, grazie alle sue ricerche ci parla del vero volto di questo “patto” che se venisse ratificato sarebbe deleterio certamente al nostro paese; purtroppo nessun telegiornale ne parla apertamente e nella sostanza, anzi, il nostro caro premier ne ha parlato apostrofandolo come non più rinviabile, perché secondo lui il mondo va avanti e non saremmo competitivi rispetto ai paesi asiatici.

Un accordo infatti che si può definire “globalizzazione 2.0” e gli investitori stranieri davvero avvantaggiati sarebbero solo le multinazionali, le quali troverebbero nel TTIP una passepartout senza rischi per invadere con prodotti di ogni tipo i paesi aderenti, privandoli anche della giurisdizione ordinaria ricorrendo ad un tribunale internazionali nominato ad hoc. Dice Monia: “ad esempio, se la Monsanto si sentisse in qualche modo discriminata dalla nostra normativa in materia di OGM (organismi geneticamente modificati) potrebbe citare in giudizio l’Italia per quello che sarebbe ritenuto dalla multinazionale un comportamento ingiusto, visto che negli USA (come in tanti altri Stati sotto il dominio politico o militare statunitense) si può benissimo coltivarli.” (1)

E così via, carne trattata con ormoni, prodotti alimentari trattati con sostanze altrimenti vietate in Italia, giocattoli trattati con ftalati, medicinali e vaccini sottoposti a sperimentazioni “ridotte”, tutto naturalmente a norma di legge. Le stesse aziende naturalmente non verserebbero miliardi di euro di tasse nel paese in cui esportano, visto che la sede legale sarebbe lasciato loro decidere dove tenerla. Ma perché qualcosa che produrrà un cambiamento così importante e vitale nella nostra vita non viene portato a conoscenza della gente? Anzi, scrive la commissione europea, “il mandato del negoziato per un partenariato transatlantico su commercio e investimenti” è un documento riservato”. (1)

Non ci sbilanciamo in facili commenti, tanto meno ci lasciamo allo sconforto di poterci fare nulla. L’informazione in qualche modo arriva come è stato oggi con Monia, può essere recepita da chi vuole ascoltare, aprire la mente e la propria coscienza ad un ragionamento non conformato a quello che i media dicono o non dicono. L’azione, quello che possiamo fare tutti, è scegliere, visto che ora sappiamo. Come afferma Monia, la vera ricchezza siamo Noi, non più soldi, più potere, più dominio. Siamo assolutamente d’accordo. Siamo noi che una volta che sappiamo, possiamo scegliere. Ogni piccola scelta di tutti i giorni è una spallata poderosa ad un sistema che cerca in ogni modo di schiacciare le individualità, il cibo sano, l’ambiente in cui viviamo. Una spesa consapevole porta a valorizzare la nostra comunità, alla faccia dei media che ci vogliono rifilare una vita piatta, falsa, senza colore.

I Gruppi di Acquisto Solidali (GAS), ad esempio, si stanno diffondendo sempre più, prediligono la filiera commerciale corta, i prodotti sani e nutrienti da agricoltura che fa sempre di più a meno della chimica di sintesi e rafforzano i rapporti umani. Sottrarre potere alle multinazionali con piccoli gesti è il primo fondamentale passo, dopo quello di informarsi in maniera cosciente e obiettiva, condividendo con le persone a noi vicine le scoperte che facciamo. Sapere per potere scegliere, la soluzione è alla nostra portata.

Fonte:
(1) tratto da “L’Unione Europea: il mito e la realtà” di Monia Benini

Articolo di: Fabio Servidei per Gruppo RIP Bologna/Romagna