Se il senso di impotenza è ciò che ha guidato la spinta umana alla tecnologia, l’onnipotenza è ciò che porta all’abuso e alla mancanza di rispetto. È la mancanza di commensura e di comprensione, ma anche la nostra ignoranza e incapacità di ascolto, che ci porta ad usare fino all’abuso ciò che ci circonda: oggetti, persone, l’ambiente intorno e oggi anche il Cielo.
Non è semplice questo momento perché ci siamo sentiti capaci e sicuri di fronteggiare ogni difficoltà. Ma poi ecco che arrivano situazioni estreme, paure viscerali riemergono e… a quel punto a cosa ci appelliamo?
E non si sa più se ciò che accade è voluto o è reazione di questa Terra che non ne può più. Ma in entrambi i casi la manipolazione che sta avvenendo dei cieli ha come risposta stragi ovunque.
Io credo che oltre a tornare ad un po’ più di umiltà, che sarebbe tantissimo, potremmo iniziare a chiederci anche solo cosa stiamo facendo noi, nel nostro piccolo, e quali parole vengono usate, tornando al loro significato più profondo. Capiamoci: parlare di “manipolazione”, climatica o meteorologica che sia, dovrebbe già far alzare le antenne di chi la sente nominare. Se pensiamo alla manipolazione di una persona oggi rabbrividiamo, ma le stesse parole non ci fanno sconvolgere quando sono riferite all’ambiente o a ciò che portiamo in tavola, o agli animali.
Non siamo per niente sensibili. Voliamo con le parole e non ci rendiamo conto di cosa calpestiamo. Ma se ci rendessimo conto che i primi a farsi male siamo noi, ci fermeremmo a riflettere? Fosse anche per una spinta diciamo egoistica verso noi stessi. Forse smetteremmo di non osservare, di distruggere e di rovinare con le nostre stesse mani il creato che abbiamo avuto in prestito. Perché nulla qui è nostro realmente. Ma, poi, si lo è, ma non nel senso di proprietà che intendiamo. E sono la prima a sapere che tutto ciò è difficile e faticoso.
Ecco, io leggo di mondi in cui le energie si incrociano per relazionarsi a livelli sottili che non tutti vediamo. Queste energie ci legano tra noi e con gli elementi della natura che ci circondano. Da millenni e chissà da quando si racconta di come tutto è connesso e le discipline più diverse ci riportano a questo. Eppure, non si è mai visto un periodo storico così ignorante… ignorante nel senso che non riesce a far di ciò che conosce razionalmente una realtà. E se bastasse saperlo… ahi quanti dolori risparmiati.
Ma perché questo sproloquio senza forma né confini? Ciò che scrivo non è a caso, e non è senza intento. Perché di fronte agli ennesimi eventi estremi che colpiscono oggi sempre più luoghi nel mondo, ho sentito che più che denunciare una manipolazione climatica devastante che imperversa da anni, (ormai sappiamo e lo diciamo da così tanto tempo che ci siamo stancati), dovremmo denunciare il fatto che non ci rendiamo più conto di chi siamo e cosa possiamo fare realmente. Siamo esseri sensibili che possono evolvere verso un risveglio di coscienza che permette un sentire che nemmeno possiamo immaginarci nella nostra quotidianità.
Ho visto le foto di macchine distrutte da chicchi di grandine che pesano come sassi con forme orribili che richiamano quei virus fastidiosi oltretutto. Danni a persone che non arrivano a fine mese. Ma cadessero mai sulla testa di chi queste cose le ingegna? Come il bastone del Maestro Zen che porta ad un risveglio di coscienza. Potremmo vivere con una consapevolezza decisamente più alta. Gli Elementi, in Natura, hanno una sensibilità molto simile alla nostra, anzi forse maggiore. Cosa porterebbe iniziare a muoversi nel mondo con questa consapevolezza?
L’acqua, portatrice di verità, si porta dietro le informazioni e le distribuisce. Nel bene e nel male porta l’impronta di ciò che ha vissuto. L’acqua che dialoga continuamente con l’etere nostro e del pianeta. L’acqua che si carica di bene e di male indistintamente per farsi messaggera tra mondi. Ecco lei proprio contaminiamo e distruggiamo. Allora, come nel diluvio universale, forse qualche evento estremo un po’ di paura ce lo può procurare e magari ci fa pure un pochino bene, chissà che non ci ricordiamo da dove veniamo.
E con questa “missiva” mi appello a chi è più saggio di noi, che ha visto più di noi, perché ci indichi la strada e ci porti a riconoscere la nostra Vera Natura Divina. Quella che VEDE e SENTE e SA. Non per un titolo o per fama o per presunzione, ma per CURA. La cura che si manifesta inaspettata quando è il momento di conoscere realmente. L’ANIMA individuale che ti ama e ti perdona e ti accoglie nonostante tutto, ma che ti fa sentire anche che quando è troppo è troppo.
Per la TERRA e per il CIELO.
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Articolo di: Eliana Pecorari per Commissione “Scie Chimiche e Geoingegneria”
