RIP_Vita-Claudia Sazzini-Scuola1Gli eventi accaduti la primavera scorsa in questa città non sono da considerarsi un fatto locale, attenzione! Molto ci raccontano su come nel nostro paese si consideri l’istruzione e il bene pubblico. Costituiscono un ulteriore episodio che palesa sempre più la linea politica generale, cioè: dismettere la scuola pubblica.

Vediamo cos’è successo mentre i mass media hanno preferito occuparsi d’altro. Salvo quelli locali e qualche rara eccezione a livello nazionale, rappresentata dai pochi minuti spesi sull’argomento durante popolari trasmissioni di informazione che, avendo la pretesa di definirsi di pubblico servizio, hanno fatto un visibile sforzo. Chapeau!

RIP_vita-Claudia Sazzini-Scuola26 maggio 2013, inizia una protesta dalle caratteristiche insolite. Sfilano in corteo inseganti, operatori della scuola, bambini e genitori fino ad arrivare davanti a Palazzo d’Accursio. Le oltre 200 maestre fanno irruzione urlando “Siamo maestre non siamo badanti! Giù le mani dalla scuola!”, fino ad interrompere il consiglio comunale riunito in quel momento. Perché? Cosa vogliono?

La protesta, proseguita anche nelle settimane successive, scaturisce dalla decisione del comune di Bologna di unificare, già dal 2014, i servizi educativi a quelli socio-assistenziali all’interno di un’Azienda per i Servizi alla Persona, ASP. Il progetto prevede l’unificazione delle quattro ASP cittadine, che attualmente gestiscono i servizi socio-sanitari ed assistenziali in un’unica azienda “pubblica”, partecipata per il 97% dal Comune, per l’1% dalla Provincia e per il 2% dalla Fondazione CAssa di RISparmio di BOlogna.

L’Associazione Docenti Italiani, che ha organizzato la protesta, ci tiene a precisare: “in tutti questi mesi nessuno si è degnato di consultarci”. Le preoccupazioni principali delle insegnanti che vedono svilita la loro professionalità sono incentrate sul rischio di una privatizzazione, nonché sul possibile licenziamento di oltre 500 persone oggi precarie. Non dimentichiamoci il fatto principale: incertezza, accuse e rabbia, un clima tutt’altro che educativo dunque entra anche attraverso questa vicenda nella vita dei bambini, vittime principali dell’operazione. Da settembre oltre a non sapere chi saranno le loro insegnati non saranno più scolari, ma utenti dei servizi sociali. Anche loro credo che nessuno li abbia consultati.

Le proteste e le polemiche proseguono anche dopo l’altro importante appuntamento che ha visto la scuola protagonista: il Referendum consuntivo del 26 maggio. Promosso dal Comitato art. 33, ha chiesto ai cittadini bolognesi se ritenessero più idoneo (per assicurare ai bambini il diritto all’istruzione) destinare le risorse finanziarie comunali alle scuole pubbliche o a quelle paritarie a gestione privata. Si avete capito bene! In un momento in cui sempre meno famiglie possono permettersi le salate rette degli asili privati; solo quest’anno più di 300 bambini in città sono rimasti esclusi dalla scuola pubblica per mancanza di posti e risorse; considerando il fatto che a fronte della crisi diffusa, a livello nazionale negli ultimi anni i finanziamenti ministeriali alle scuole private sono aumentati vertiginosamente, si è dovuti arrivare ad un referendum per mettere in discussione questa convenzione. E’ in vigore a Bologna da più di 15 anni e vede transitare più di un milione di euro (all’anno!) dalle casse comunali alle scuole private. Lo stesso comune che vuol passare la palla alle ASP per mancanza di risorse da investire (in gergo “patto di stabilità”). L’amministrazione comunale, in questo caso sostenuta da una larga intesa delle forze politiche, nonostante il Referendum e il risultato di esso, si è dichiarata intenzionata proseguire sulla vecchia strada, continuando così ad erogare i finanziamenti alle scuole private.

RIP_Vita-Claudia Sazzini-Scuola3L’affluenza alle urne non è stata entusiasmante in linea con le amministrative svoltesi in contemporanea in altre località italiane. Ha votato il 28,71 % degli aventi diritto, ma il 59% ha scelto l’opzione A: destinare i soldi pubblici alle scuole pubbliche!

Non sappiamo come andrà a finire la vicenda bolognese, ma penso che dobbiamo stare tutti molto svegli. Si sta ulteriormente mettendo in discussione l’istituzione scolastica e il valore dell’istruzione nella nostra società, un diritto fondamentale, come recitava quel vecchio racconto chiamato Costituzione… i diritti dei bambini dobbiamo difenderli e preservarli noi adulti.

Seguiremo con attenzione queste vicende, che sembrano per ora tutt’altro che risolte.
Riprendiamoci con orgoglio la nostra dignità di cittadini anche per la dignità dei cittadini del futuro.

Articolo di: Claudia Sazzini