Arrivo dunque al termine scie chimiche (chemtrails), che fa la sua prima apparizione a livello istituzionale presso un congresso degli Stati Uniti d’America sotto il nome di Space Preservation Act del 2001 con il Decreto N. H. R. 2977 (1) presentato alla Camera dei deputati USA il 2 ottobre 2001 dal rappresentante Democratico Dennis J. Kucinich. Non è dunque un termine inventato da qualche complottista che ha deciso un giorno di svegliarsi e far girare una bufala in rete, ma affonda le sue radici in un contesto ben diverso.

E’ un termine che sta ad indicare una tra le cosiddette ‘armi esotiche’, dove per tali ci si riferisce a tutto ciò che può danneggiare lo spazio (compresa l’alta atmosfera), gli ecosistemi naturali, il clima, il meteo o i sistemi tettonici. Si tratta dunque di un termine legato alla Difesa Militare che non può essere contemplato dalla cosiddetta scienza ufficiale. Non entrerò in questo contesto nel dettaglio tecnico di cosa viene emesso all’interno delle scie. Ci tengo invece a sottolineare come tutta questa storia è figlia dell’ignoranza e della paura umana di andare oltre ciò che la sua testa ritiene reale. Questo anche grazie a manipolazioni perseguite per anni e, a mio avviso, all’illusione che la scienza rappresenti la verità assoluta.

Il metodo scientifico (appunto ‘metodo’) consente di arrivare a delle informazioni. Ma se la visione è parziale, perché ciò che è militare non è contemplato da parte di chi lavora o non ne è al corrente, certamente gli studi che vengono effettuati non possono che dare spiegazioni insufficienti. Ora credo che chiunque studi questioni legate all’atmosfera un dubbio se lo sia posto e, tranne chi è coinvolto in prima persona, non può che essere stato zitto o tacciato al terrore di essere deriso come scienziato. Ritorno dunque al titolo di questo articolo e credo che dietro al chiamare le cose in un modo o in un altro possa celarsi la rappresentazione di un conflitto che va ben oltre il singolo fenomeno.

Perché questo delle scie chimiche/geoingegneria è un simbolo di un problema che tocca un aspetto ben più importante: la fiducia in una scienza che ormai ruota attorno a sé stessa. A mio avviso siamo di fronte ad un momento storico in cui le varie parti non possono più ignorarsi l’una con l’altra. O almeno chi fino ad oggi si è potuto permettere di vivere ignorando, comincia a sentire sulla propria pelle i danni provocati. Non giudico nello scrivere questo perché ci sono dentro fino al collo anch’io. Come comprendo che non si possa forzare l’apertura mentale perché la natura ha veramente i suoi tempi. Mi è tuttavia chiaro che la scienza, i militari, le persone che vivono questa terra, siano tutti responsabili perché parte di un sistema interconnesso. La mancanza di uno qualsiasi dei pezzi non può che implicare una discontinuità non colmabile fintantoché non sia stata risolta.

Da parte della scienza, per quanto mi è stato possibile riscontrare dal mio microcosmo, vi è una miopia fondamentale: non vede oltre ciò di cui si è occupata e non riesce ad uscire da questa gabbia finalizzata al singolo interesse perché si aggrappa ad una credenza di superiorità di conoscenza. Non può vedere al di fuori di questo perché bloccata da schemi iterati per secoli. E’ come un sistema schizoide che avanza senza comprendere che, se non c’è unione, si va al collasso. A questo si aggiungono gli interessi di chi avidamente pensa al proprio profitto e di cui si è schiavi fintantoché, appunto, non si metta in discussione il proprio, se di proprio si può parlare, modo di pensare. E soprattutto ritiene di sapere cos’è meglio per gli altri come un adulto che crede di poter fare il meglio per un bambino. Ignorando il fatto che ad un bimbo va indicata la strada per esprimersi e non imposta una verità. Esattamente così appaiono gli studi citati nella prima parte di questo articolo. Scienziati che si rendono conto dei possibili effetti di depressione che può generare la mancanza del sole, non si chiedono minimamente se siamo d’accordo con questo. Anzi ricercano un consenso per un’azione che, in realtà già sperimentata, andrà a stravolgere gli equilibri naturali. Sono umane queste persone? Di chi stanno facendo gli interessi?

Ma soprattutto, a mio avviso, ignorano un elemento fondamentale di cui non hanno minimamente preso atto: il bambino di cui credono di dover fare le veci è cresciuto e inizia a camminare con le sue gambe e a pensare con la sua testa.

Articolo di: Eliana Pecorari per Commissione Scie Chimiche e Geoingegneria

Fonte:

(1) Fas.org – Space Preservation Act 2001 – 107th Congress, 1st Session, Decreto H. R. 2977