Precedentemente, nella prima parte di questo articolo, mi sono soffermata sull’uso della parola geoingegneria e sul dibattito esistente in ambito scientifico ufficiale. Mi soffermerò ora sugli effetti che tale approccio ha sull’ambiente. A tal proposito cito come esempio, il progetto di ricerca Climate Geoengineering Governance (CGG) (1) svoltosi tra il 2012 e il 2014. Questo progetto è stato finalizzato a comprendere le implicazioni etiche, legali, sociali e geopolitiche dell’applicazione della geoingegneria. (2)

Tra i punti sviluppati uno di forte rilievo è: il consenso pubblico! Si pongono domande su come poter convincere la gente della validità di una tale strategia. Dov’è la libertà di scelta? Altrettanto utile a comprendere quali pensieri sorgono tra chi ha studiato l’applicabilità della geoingegneria è un articolo del 2014 della Royal Society (3): utilizzando diversi modelli vengono valutati gli effetti della presenza di solfati nella stratosfera e ancor più vengono effettuate delle ipotesi sugli effetti di una luce del sole maggiormente diffusa a causa della presenza di nuvole. Effetti non solo sul piano ambientale, biologico ed energetico; ma anche sulla psiche delle persone, definendo non quantificabile la reazione psicologica di fronte all’impossibilità di vedere un cielo azzurro. Se questo è stato detto nel 2014 e noi già lo vediamo possiamo ritenere lecito chiedersi se non ci stiano deliberatamente tacendo delle azioni di irrorazione?
Sono stati applicati modelli matematici, inoltre, ne cito uno come esempio (4), per valutare cosa accadrebbe se dei paesi o semplici privati applicassero la geoingegneria in forma unilaterale imponendo le proprie preferenze sul clima agli altri. In ambito economico si fanno i conti delle percentuali di popolazione che potrebbero beneficiare o meno del raffreddamento della terra se il rispettivo paese adattasse queste tecniche di ingegneria e di come coalizioni tra paesi possa decidere della sopravvivenza o meno delle persone. Tutto ciò è studiato da anni ormai dalla scienza. Sono calcoli reali non fantascienza.

Ai miei occhi questi studi appaiono come discussioni su decisioni da prendere al posto di persone ritenute per lo più ‘ignoranti’. Ci si pone appunto il problema del ‘consenso’ non della libera scelta. Ma dall’altra parte il cittadino comincia ad essere un ‘bambino cresciuto’ che si pone domande e che forse non ha più tanta fiducia in chi ha messo a repentaglio la sua vita più volte. E una parola ‘scia chimica’ forse risulta scientificamente scorretta, ma che richiama più di un tecnicismo che seppur adeguato ad una élite di persone non esprime un’accoglienza di fronte ad un disagio di incomprensione da parte di chi sulle proprie teste vede il cielo sempre più lattiginoso. Di questo tratterò nella prossima e ultima parte.

Articolo di: Eliana Pecorari per Commissione Scie Chimiche e Geoingegneria

Fonti:

(1) GeoEngineering-Governance-Research.org – WebSite

(2) GeoEngineering-Governance-Research.org – The Security Implications of Geoengineering…

(3) Climate.Envsci.Rutgers.edu – Robock A., (2014). Stratospheric Aerosol Geoengineering. Issues…

(4) Sussex.Ac.Uk – Tol R.S.J., 2016. Distributional Implications of Geoengineering.

 

Fonte Immagine: https://pixabay.com/en/rubber-stamp-passed-rubber-stamp-1560308/