Perché la scienza non parla di scie chimiche - parte prima - Foto di Valentina CipollettiPremessa: ho scelto di intitolare così questo articolo perché, come può essere capitato a chiunque, la questione scie chimiche mi ha incuriosita e ho cominciato a seguire il dibattito spesso perdendomi nei meandri di tutte le spiegazioni date. Tra tutte tuttavia non una realmente scientifica che facesse riferimento ad esperimenti o altro. Così mi sono chiesta: ma dove sono gli scienziati? Perché non ne parlano? Se tanto sono assurdità perché non le smentiscono in modo chiaro?

Questo silenzio giustifica probabilmente il fatto che la maggior parte delle persone le ritenga una bufala, ma la domanda che mi spinge a scrivere di questo è stata una sola: cosa spinge tutte queste persone in Italia, in Europa e in America e chissà ancora in quante altre parti del mondo a creare dei gruppi di sensibilizzazione? A fare degli incontri a livello Europeo? A chiedere informazioni e a studiare il fenomeno? E perché nessuno se n’è mai occupato scientificamente parlando? Follia collettiva? Così sembrerebbe. Nonostante questo la curiosità mi ha spinto a cercare e questo articolo è finalizzato a riportare fonti trovate in rete, in parte scientifiche e in parte no. A quale scopo? Per capire se questa “follia collettiva” ha almeno una ragion d’essere e se esistono esperimenti scientifici o paper che potrebbero almeno contribuire a spiegare qualcosa.

Questo non può rappresentare né una prova, né una dimostrazione della veridicità di quanto si trova in rete, ma può diventare uno spunto di riflessione per vedere con una certa criticità l’argomento. Quello che più mi ha colpita è infatti l’incapacità di trovare un dialogo in merito. Se è il benessere psico-fisico delle persone ciò che dovrebbe stare a cuore di un paese allora non dovrebbe intervenire nient’altro che un sano ragionamento basato su fatti ed evidenze. E non concordo con chi rifiuta a priori l’argomento perché se anche fosse follia collettiva, ci sarebbe qualcosa di più profondo di cui occuparsi e nel mio mondo ideale una società si dovrebbe occupare delle persone e non deriderle o snobbarle. Una tale visione è al momento ben lontana dalla realtà dei fatti e una dimostrazione del problema richiederebbe un progetto scientifico di una certa portata economica. Questo perché ci sono concetti fisici, chimici, di termodinamica, fluidodinamica, meccanica, etc… che possono sembrare scontati, ma forse non è scontato il modo in cui sono applicati, e di un fenomeno si possono dare interpretazioni ben diverse a seconda dei mezzi che si hanno per descriverlo.

Vorrei fare una premessa citando quanto scritto da Rady Ananda nel suo blog. Secondo la giornalista (1) “l’unica cospirazione riguardo alla geoingegneria è che la maggior parte dei governi e delle imprese coinvolte si rifiuta di ammettere quello che è sotto i nostri occhi. Le diverse ricerche effettuate sono disponibili per chiunque sia capace di utilizzare le informazioni presenti nel labirinto dei giornali scientifici. Tuttavia manca una spiegazione al pubblico.” La giornalista si riferisce probabilmente alle diverse riviste scientifiche esistenti in rete e non sempre di accesso pubblico che riportano contributi scientifici sulla geoingegneria o sulla modificazione climatica. Esempio sono la rivista “The journal of weather modfication” esistente dagli anni ‘70 e i riferimenti agli esperimenti condotti di cloud seeding o inseminazione artificiale delle nuvole. Già dalle parole della giornalista si capisce come la terminologia di uso comune non permetta di arrivare alle informazioni corrette ma ancor più rischia di essere deviante. Chimico è infatti anche il carburante che qualsiasi mezzo (aereo, navale o di strada) utilizza. Seguendo quanto dunque enunciato nel suo articolo la terminologia più corretta sarebbe quella di “scie persistenti”. Tali scie si differenziano dalle comuni scie degli aerei di linea per perdurare nel tempo e contribuire a formare strati nuvolosi.

Questa premessa consente di comprendere perché di scie chimiche la scienza non solo non ne parli ma non potrebbe nemmeno interessarsene. Al contrario, come prima accennato, termini specifici quali modificazione climatica e meteorologica e geoingegneria esistono e sono oggetto di studio da molti anni. Un importante precisazione va anche nella definizione del termine “geoingegneria”, spesso utilizzato per la modificazione climatica, mentre definisce l’applicazione di tecniche artificiali di intervento umano sull’ambiente fisico (atmosfera, oceano, biosfera, criosfera, idrosfera, litosfera, etc…) volte a contrastare i cambiamenti climatici causati dall’uomo. Nel prossimo articolo verranno riportati alcuni studi esempio di ricerche che hanno trattato tali fenomeni. To be continued…

Fonte:
(1) Globalresearch.ca – Geoengineering weather manipulation manipulation contrails and chemtrails

Articolo di: Tina Campisi