Forse non ci pensiamo, ma buona parte dei prodotti meravigliosi della nostra terra che arrivano sulle nostre tavole si portano addosso un grande carico di sofferenza: sono avvelenati dal dolore di tante persone che per vivere sopportano di tutto e sono disposte a tutto per guadagnare pochi soldi indispensabili per la famiglia. Alla fine di febbraio sono state arrestate sei persone con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, in altre parole, il caporalato, una realtà terribile che cresce e si trasforma, trovando nuove forme di esistenza.

La mattina del 24 febbraio ascoltavo alla radio la notizia (1, 2) con tutti i particolari del caso e nonostante non fosse la prima volta che sentivo parlare di caporalato, provavo stupore e rabbia per come questa orribile forma di sfruttamento continui a prosperare sotto agli occhi di tutti, cambiando aspetto per adeguarsi ai cambiamenti sociali: adesso agli uomini si stanno sostituendo le donne, spesso italiane, spesso con bambini da crescere o mogli di uomini che hanno perso il lavoro (3). Quindi questa forma di sfruttamento si dimostra ben viva e radicata nelle campagne italiane.

La maggior parte delle cose che facciamo entrare nelle nostre case ormai è fabbricata senza amore e senza passione, e questo non può farci bene, se è vero che gli oggetti mantengono in sé il ricordo del loro vissuto e trasmettono la qualità corrispondente all’ambiente circostante. Fortunatamente anche noi abbiamo la nostra parte di responsabilità, perché ogni nostra scelta ha un peso, che ci piaccia o no, che avrà conseguenze diverse a seconda della direzione che faremo prendere alla nostra azione: quando facciamo acquisti dovremmo farlo in modo consapevole, non facendoci attrarre solo dal prezzo interessante, ma dedicando la nostra attenzione al mondo che c’è dietro a ciò che stiamo per acquistare. Vivere in modo responsabile richiede sforzo, ma ci accorgeremo che la nostra vita avrà un sapore nuovo, più intenso (4). Tutto intorno a noi ci invita ad approfittare di un’abbondanza di merce di ogni tipo che stordisce e che costa sempre meno; non facciamoci tanti problemi, basta afferrarla e saremo felici… tutti noi abbiamo approfittato di questo invito, sedotti dal canto attraente delle sirene di Ulisse, ma siamo sempre stati delusi da questa promessa. Dobbiamo assolutamente fare lo sforzo di non cadere in questo tranello, perché ci stanno tendendo una trappola mortale: ci stiamo scavando la fossa da soli! Persone senza scrupoli approfittano delle nostre debolezze umane e le alimentano in tutti i settori e in tutti i modi possibili per il loro profitto, e se non ci svegliamo in fretta, presto ci ritroveremo in catene e senza più nessuna possibilità di scelta. Remare controcorrente richiede un grande sforzo e una vigilanza costante e per tante persone già non è più possibile fare alcuna scelta perché vivono in condizioni di sopravvivenza, ma chi ha più disponibilità di denaro dovrebbe veramente sforzarsi di usarlo nel modo più etico e solidale possibile, in un modo che favorisca la vita e non la mortifichi, scegliendo di non essere complici. (5)

Diventiamo gli artefici di un mondo sano, giusto, vivo! E non fintamente vivo com’è adesso. L’Italia sembra il fantoccio di sé stessa, nonostante alla televisione ci sommergano di programmi che decantano le eccellenze italiane. Ma di cosa parlano? Quell’Italia non c’è più, anche se facciamo finta di credere che non sia così. Purtroppo i nostri spazi di libertà si stanno pericolosamente riducendo, ci stanno costringendo in un vicolo cieco; chi spinge il pianeta in questa direzione non sta agendo per fare il nostro bene, tutt’altro, per questo è più che mai urgente smettere di dire “ma cosa posso farci?”. Perché se vogliamo possiamo fare tanto, però bisogna rimboccarsi le maniche, magari tutti insieme. (6)

Articolo di: Barbara Nora per Commissione Agricoltura e Ambiente

Fonti:

(1) Radio 3 – Paola Clemente, morire di lavoro Tutta la Città ne Parla del 24/02/2017

(2) LaGazzettaDelMezzogiorno.it – Morte bracciante, iniziati interrogatori degli arrestati…

(3) Inchieste.Repubblica.it – Sono italiane le nuove schiave dei campi

(4) DesModena.it – il Distretto dell’Economia Solidale di Modena

(5) EconomiaSolidale.net – HomePage

(6) LIsolaCheCe.org – Cosa è l’economia solidale
Fonte Immagine: https://pixabay.com/it/ramo-rami-filo-attraversare-croce-1707468/