Confesso: ho scoperto, solo dopo una ricerca su internet, che le Azzorre sono un arcipelago di 9 isole portoghesi situate a metà strada tra l’Europa e l’America del Nord, in pieno Oceano Atlantico. Grazie a foto scovate in rete, mi immaginavo una natura viva, selvaggia e rigogliosa. In effetti era impossibile non notare la forza della natura. Erba ed alberi verdissimi, laghi vulcanici, terme naturali e acque sulfuree, circa 1300 vulcani, un potente e “caldo” Oceano, grazie alla Corrente del Golfo. Ma soprattutto, una terra scura che permette, come ci ha spiegato un italiano che abita lì da tempo, almeno 2 o 3 raccolti di patate l’anno. Le Azzorre mi hanno ricordato, per certi versi, un altra isola a me cara: l’Irlanda. Anche se lì non c’è questo clima mite che permette, nel continente europeo, la coltivazione di banane e piante di “chà” (tè).

In questo scenario di potenza primordiale, l’ultima cosa che avrei pensato di trovare è, invece, proprio quello che ho trovato: campi e campi coltivati con prodotti di due delle più grandi multinazionali dell’agroalimentare la Syngenta e la Dekalb (Monsanto). Era impossibile non notarne la presenza, in quanto, forse per una legge locale, sui cigli delle strade per ogni campo erano posizionati dei cartelli indicatori con scritto il nome della società. Queste due multinazionali, tra le altre cose, sono tristemente note al mondo per la produzione di piante e sementi OGM, cioè piante con DNA modificato in laboratorio, e anche di diserbanti quali il Roundup (1) della Monsanto.

Stupore è stata la mia prima reazione; poi, ripensandoci a freddo, magari è proprio l’alta capacità produttiva del terreno il motivo di una così elevata presenza nelle Azzorre. Oltre ai forti dubbi legati alla salubrità di queste colture, sembra vi sia anche un problema legato alla loro diffusione e quindi alla contaminazione dei campi limitrofi (2). Non avendo potuto approfondire sul posto e non trovando riferimenti su internet, non posso sapere se quelle erano sementi OGM o “naturali”, ma la questione è e rimane sul tavolo. Davvero vogliamo utilizzare sementi “modificate in laboratorio” delle quali sappiamo poco, e quel poco non sembra incoraggiante?

Come se non bastasse, a Terceira è presente pure un inceneritore, costruito da una ditta italiana (3), che sparge i suoi bei fumi con diossina, furani e compagnia cantando. L’impianto, finanziato chiaramente dall’Unione Europea, è contestato da una NGO, l’Associazione Nazionale Quercus, sia per presunte irregolarità nella valutazione di impatto ambientale (AIA), che per la sostenibilità economica dell’opera stessa in quanto, con l’introduzione nelle altre isole del metodo TMB (Trattamento Meccanico-Biologico), non sarebbero più reperibili rifiuti sufficienti al suo funzionamento (4) (5). Forse non è un caso che questi impianti spesso si portino dietro forti dubbi sull’ottenimento delle valutazioni di impatto ambientale, ed una volta a regime necessitino di bruciare tanto per rendere “economicamente sostenibile” l’investimento iniziale e il mantenimento della struttura, con buona pace della raccolta differenziata che invece dovrebbe essere il primo tassello da perseguire, per una sostenibilità ambientale. È mai possibile che anche in un contesto così particolare non si investa su un’economia di tipo circolare, volto alla riduzione dei rifiuti già dalla fase di produzione?

Nonostante questi due nei, le Azzorre sono un vero spettacolo della Natura, e come tutti gli spettacoli conviene, quando si può, ammirarli dal vivo.

 

Articolo di: Manuele Nesti per Commissione Agricoltura e Ambiente

 

 

 

Fonti:

(1) http://www.primapaginadiyvs.it/glifosato-un-crimine-contro-la-vita/

(2) http://www.coldiretti.it/news/Pagine/756—6-Novembre-2013.aspx

(3)http://www.tme.termomeccanica.com/layout_html_standard/it/news_ed_eventi/dettaglio_notizie-art-impianto_di_termovalorizzazione_rifiuti_urbani_dell_isola_di_terceira_(azzorre_portogallo)-articolo-33.html

(4)http://www.quercus.pt/comunicados/2014/maio/3672-quercus-apresenta-queixa-contra-o-estado-portugues-por-ilegalidades-no-processo-do-incinerador-da-ilha-terceira-nos-acores?highlight=WyJ0ZXJjZWlyYSJd

(5) http://www.endswasteandbioenergy.com/article/1297196/terceira-wte-plant-not-commercially-viable-ngo-claims

 

Fonte Immagine: Manuele Nesti